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  • Émile Zola e Jeanne Rozerot

    Émile Zola e Jeanne Rozerot

    © RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

  • Émile Zola

    Émile Zola

    © RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

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Capofila degli scrittori naturalisti, difensore di Dreyfus, Émile Zola ci ha lasciato un'opera monumentale: I Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero. Nato a Parigi, ben presto orfano del padre di origine italiana, Zola cresce a Aix-en-Provence, dove coltiva l'amicizia con Cézanne. Entrato nel 1858 al liceo Saint-Louis di Parigi, viene bocciato all'esame di maturità e inizia a lavorare presso la casa editrice Hachette, dove diventa direttore dell'ufficio pubblicità, dal 1862 al 1866, incarico che gli spalancherà le porte del mondo letterario.

Il progetto dei Rougon-Macquart risale al 1868, mentre si immerge nelle opere di Taine e ne La commedia umana di Balzac. Dopo aver già scritto La confessione di Claude (1865), Le Vœu d'une morte (1866), Teresa Raquin (1867) e Madeleine Férat (1868), cercando di creare un'opera che non ricalchi né i Goncourt né Flaubert, Zola ha l'idea di ritrarre "una sola famiglia, dimostrando il ruolo dell'influsso dell'ambiente sociale sull'eredità biologica". Progetto straordinario che biforcherà l'albero genealogico di questa famiglia in due rami: quello legittimo e quello adulterino, quello ufficiale e quello marginale. L'ammazzatoio, nel 1877, ne fa il romanziere più celebre della sua epoca.

Gli ultimi anni di Zola sono dominati dall'affare Dreyfus. Condannato a un anno di carcere per il suo articolo "J'accuse", pubblicato nel 1898 sul quotidiano L'Aurore, Zola si rifugia in Inghilterra fino al secondo processo Dreyfus (1899). Di ritorno a Parigi, muore di asfissia in circostanze poco chiare.

Émile Zola. © RMN-Grand Palais