Allez au contenu Allez à la navigation Allez à la recherche Change language

Monumenta 2012: “Excentriques, travail in situ”

Arti e cultura Attualità Parigi Primavera

Buren, Excentrique(s) Monumenta © DB - ADAGP, Paris 2013

Esplosione di colori e luce al Grand Palais, trasfigurato dagli ombrelloni multicolori di Daniel Buren. Buren, Excentrique(s) Monumenta © DB - ADAGP, Paris 2013

Condividete:Invia questa pagina a un amico Condividere su facebook Twitter

Selva di colori e luci cangianti sotto le vetrate del Grand Palais, ed effetto garantito per la mostra eccezionale di Daniel Buren. L'artista, che ha avuto carta bianca, presenta un'opera molto allegra e colorata che si discosta dalle precedenti esperienze di Monumenta e dovrebbe attirare numerosi turisti e fotografi.

Organizzato dal Ministero della Cultura dal 2007, Monumenta propone ogni anno a un artista di fama internazionale la creazione di un'opera unica sotto la navata di 13.500 metri quadrati, sormontata da una cupola di vetro che culmina a 45 metri.

Dopo il francese Christian Boltanski e il britannico di origine indiana Anish Kapoor, tocca al padre delle celebri "Colonne di Buren" del Palais Royal misurarsi all’interno di questo monumento spettacolare, fatto di eleganza e altezze vertiginose, costruito per l'Esposizione universale del 1900.

Un nuovo ingresso

Organizzato dal Ministero della Cultura dal 2007, Monumenta propone ogni anno a un artista di fama internazionale la creazione di un'opera unica sotto la navata di 13.500 metri quadrati, sormontata da una cupola di vetro che culmina a 45 metri.

Dopo il francese Christian Boltanski e il britannico di origine indiana Anish Kapoor, tocca al padre delle celebri "Colonne di Buren" del Palais Royal misurarsi all'interno di questo monumento spettacolare, fatto di eleganza e altezze vertiginose, costruito per l'Esposizione universale del 1900.

Un nuovo ingresso

Monumenta rappresenta uno dei più grandi luoghi al mondo offerti a un artista per presentare una mostra! “La bellezza di questo luogo”, piuttosto che la sua grandezza, è “la cosa più difficile da affrontare”, confidava Daniel Buren a France Culture. Per reinventare lo spazio, aggira l'usuale grande ingresso centrale evitando di far scoprire immediatamente il “cuore” del Grand Palais. Si entra dall'ingresso più invisibile, nascosto dietro agli alberi, prima di penetrare in un lunghissimo corridoio, a strisce bianche e nere (che firmano la presenza dell'artista). Un corridoio con una lunga prospettiva, da cui si scorge in lontananza un quadrato di luci e colori fluttuanti, che si definisce poco a poco.

Colori nell'aria

Compare una sorta di foresta di ombrelloni, costituiti da cerchi di plastica colorati, verdi, blu, gialli o rosso-arancio di diverse dimensioni, collocati a meno di tre metri d'altezza, che riflettono in modo sorprendente la luce filtrante dalla vetrata. Daniel Buren vuole “scolpire l'aria”, “catturare la luce e darle colore”. Un bagno di colori la cui intensità varia in base al clima: guardate di fronte a voi e l'architettura sparirà a vantaggio dei colori.

Al centro, sotto la vetrata a scacchi blu, alcuni specchi collocati a terra formano una radura, questa volta con vista libera e diretta sulla cupola del Grand Palais, procurando un effetto di molteplicità vertiginosa. Usciti dal mare di colori, variabili per intensità sotto i mutevoli effetti del cielo di Parigi, di giorno come di notte (quando un gioco di luci crea un effetto policromatico), eccoci dunque nel cuore della navata di Daniel Buren. “L'opera di Buren rivela la monumentalità del luogo. Gli specchi ne riflettono l'architettura”, sottolinea l'architetto Patrick Bouchain che ha assistito Buren. “È un omaggio alla geometria, alla costruzione metallica.”